lunedì 27 luglio 2009

e che cazzo

serve un coplo di reni, una modalità che ci faccia uscire dal tunnel, si ai 30 enni, perlomeno quelli italiani. Siamo attaccati non tanto alla gonna della mamma, forse alla necessità di avere una identità. Non avendola ripieghiamo sui nostri genitori.
Serve uscire da questo vicolo cieco per contare, nei territori left&right, nord&south, sociali e culturali. Qualcuno emerge ma molti i questi all'oimbra di...e vaneggia ogni sforzo generazionale. Quello che credo è che dobbiamo, e devo smetterla di dare la colpa agli altri.
Dopo l'epoca che chi sudava contava, ora c'è bisogno di tornare in pace con la propria dimensione. Simao tirati, frastoranti da tutti queli che vogliono venderci qualchecosa e scopriamo che sono sempre superflue. L'essenza, la volontà, i desideri senza lampade di aladino, ma con la facolta di scelta. COSA VOGLIO FARE? non mi posso sempre accontentare per marcire dentro. e non la prenderei sull'orgoglio. servono filtri mentali non colpi di scena. Serve una struttura che per esempio la scuola non aiuta a formare. Ecco: politicamente cosa diciamo ai modelli dell'istruzione LEFT&RIGHT degli anni 1930/2009? sono anora validi? li possiamo aggiornare please? qualcuno ha qualche modello in testa? e il LAVORO è ancora argomento da costo? nell'epoca della conoscenza siamo ancora al cartellino da timbrare e le buste paga su carta carbone? cosa? gli operai sono ancra classe poco istruita? e chi li dovrebbe istruire passano 10 ore al giorno in fabbrica? se faccio un parallelo con la scuola dove lo studente passa 36 ore a settimana mi viene da dire che il posto di lavoro deve cambiare da passivo ad attivo. ma serve CULTURA. Bingo! e qui chi si fa carico dello sviluppo culutrale del paese? il ministero? dei beni culutrali? ancora aparlare di rinascimento? senza sapere che nel rinascimento (detto da claudia mori) se ci fosse stato il business col cazzo che avemmo visto Michelangelo &C. Concordo..ecco ci stiamo arrivando il business che parola di merda! tutto qui dentro tutto è riportato a business:" se non faccio business io taglio! se non stai nel mio business sei fuori. la misurazione del business mi dice che devo andare a produrre in far est. ad libitum crescendo ..."

Dov'è il programma politico dei trentenni.. appeso per le palle dai 60enni? che per lo meno hanno fatto l'Italia del dopoguerra e ora a chiedere il conto, loro. cosa volete fiducia? no è una cambiale in bianco, no grazie!

... to be continued

giovedì 1 gennaio 2009

2008 ... 2009

viola inizia a scrivere, alice è stupefacente, spronare la mia famiglia, chiara ci arriva sempre, obama, i maya, hamas, facebook, psicologia, affanno, crisi, neve, pioggia, svezia, preparazione, sebastiano zanolli, questacittà, wii, sintetik, reputation, ricomincio a fare un sito, comprerei una stalla, alcuni se ne sono andati, altri sono arrivati, jacopo fò, google, un altro mondo è possibile, farsi fottere con dolcezza, google, ipocrisia, speranza, che bello cucinare e gustare, fanoli experience, marketing lousing, web winning, real vs fiction, servono regole certe e molte regole non valgono più, nuove idee, il mondo continua a girare allo stesso modo, ambiente, energie rinnovabili, progetti di vita, famiglia, persone per bene, neve, puglia, una nuova lavastoviglie, petrolio is the end, cina cina cina regime regime regime capire capire capire, saviano, iphone, il veneto che resta e che parte, viaggiare di più per conoscere, rallentare e pensare prima di agire, cassaintegrazione nel culo, ricchezza nel mattone, si va a rotoli, flessibilità a 90°, scegliere dove stare senza paura di perdersi, 35 anni, dormo poco, confondo i piani, restyling, berlusconismo senza speranza, nessuna alternativa, bassano cambierà strada, giovani dove siete, settantenni ancora giovani, 20 anni fa cadeva un muro, 40 anni fa esplodeva una piazza e si sbarcava su uno studio non sulla luna, banche criminali, controllori incontrollabili, islanda game over, ripasso allegretti del 2005, daniele silvestri, de andrè, adobe, napolitano belle parole, parlamento che delusione, andrea romano mi piace come telese e gramellini, tv da buttare, soru deve rivincere, tutto il resto c'è ancora ma forse non l'ho visto

martedì 16 settembre 2008

slow post

Un po' snob e un po' outing, sarà ma i cari e vecchi (?) blog mi stanno rompendo e molto. E' il solito parlarsi addosso. 35 sono una buona ragione per dubitare, per entrare nella strada della saggezza e distribuire consigli e conigli. I Lehmann Brothers se la passano peggio dei più famosi e meno ricchi Blues. La Svezia è sempre più vicina ma chissà se la sfida riuscirò a vincerla. Intanto Obama ci prova e indietreggia, la coerenza paga e l'apparire distrugge.
Dell'Iatalia non voglio scrivere nulla, e neanche citare la triste stampa o la putrida politica. VERGOGNIAMOCI. Le mie figlie non meritano niente di tutto questo.
Mettersi in salvo dalla povertà culturale serve. Crescere come i cani bastardi serve a sfornare altri bastardi (e non mi riferisco assolutamente all'integrazione, ce ne fosse!!!)

Quante banalità ecco perchè sono slow e di post ne scrivo sempre meno. Meglio pensare al 22 dicembre 2012! I MAYA SECONDO ME HANNO RAGIONE.

lunedì 2 giugno 2008

"... e allora buona camicia a tutti"






X-Factor è stato motivo di grande combattimento per me. Io che prendo le distanze da tutto ciò che è commercial biscione e che spettacolarizza tutto specialmente "l'eccessiva realtà", mi son trovato difronte ad un bivio. Lo guardo? Beh c'è Morgan! Io stimo Morgan, e i Bluvertigo sono la top5 dei giovani artisti Italiani preferiti [gli altri: Samuele Bersani, Daniele Silvestri, Afterhours, Quintirigo & Baustelle (neanche tanto giovani!!)] Ma c'è la Ventura, alias un tanto al Kilo e la Maionchi: discografici in crisi in nervi di identità che non ne indovinano + una.
La musica è quanto di più sacro io abbia, e mi bevo ore di qualsiasi cosa suoni con note dei grandi o con raffinatezze dei talenti.
Ma così me la mandano a pu.tane, e va beh che Sanremo è l'apice del nulla! ma X de che! Factor??? Ma chi è che c'ha l'X-Factor? Facchinetti??
Morgan salvami, perchè sei finito lì? per dover dire " e allora Buona camicia" alla scemunita bionda? Non serviva, lo sapevamo già! Ok ti serviva un rilancio? capisco poi avete anche fatto ripartire i BluVertigo! (a proposito: la tua dichiarazione della repeat-reunion è stratosferica, ma io la farei veramente.... Andy (Wharol) ti farebbe Factory President).

Ecco che alla finale, che per principio ho voluto non vedere fino alla fine, ho capito che si appartegngo a quelli "intelligenti" " bravi-bravini" che "sanno solo loro cosè la musica" (come disse la scemunita in reggiseno) perchè non la ascoltiamo e BASTA! no la sentiamo che ci entra dentro... ma ci riconosciamo tutto il suo peso, la sua storia, il suo passsato e al culutra che l'ha prodotta.... e sappiamo che i prodotti musicali sono un'altra cosa, sono artefatti e capapci di darti si la spintarella per i 3'40" e poi manco mi ricordo cosa ho sentito.
Evviva gli intelligenti della musica e quelli di ogni altra cosa, che ti snobbano forse, ma che hanno gli argomenti per farlo.
Se sto paese va a putt.ne è perchè di qualunquismo ce nè troppo e di cazzoni snob alla Morgan pochi!

Morgan se ti serve un rilancio chiamami, con un paio di performance secondo me guadagni facile facile la copertina.

Magari la priossima edizione
1) chiamate Fattore-M così intanto con un po' di italianità ci guadagnamo tutti.
2) fate inserire cantanti ma soprattutto autori.
3) mandate la maionchi e la ventura a pelar pomodori
4) invece del contratto da 300.000 euro (che sono pochi per una produzione seria e molti per l'operaio che suda alla pressa) fategli fare un tour come gruppo spalla di qualche grande, li si impara di più!

venerdì 11 aprile 2008

GIOVANI A NORD-EST




Si dice che i giovani a nord-est siano lontani dal profilo del cittadino europeo. Lo si dice di quelli che sono immersi nell’azienda familiare, incapaci di stare sul mercato, rischiando di rovinare il gioiello di papà. Dicono che manchi una vision che riesca a proiettare nel domani il proprio ruolo.

A Nord-Est c’è un sentimento antipolitico che affiora in ogni occasione pubblica, ma anche in quelle private poco se ne parla, ed è meglio tacere per non creare malumori in famiglia. Oramai non è più una distanza colmabile con una presenza politica, magari bella e rinnovata, ma serve una missione diversa, pensata su misura per questa landa desolata. A Nord-Est regna un sentimento conservatore in completa antitesi con quello che è stato lo sviluppo di questo territorio nei suoi anni migliori. Si lavora per un’autodifesa che ha premiato e continua a premiare che si è eretto difensore del dna nordestino. A nord-est i giovani hanno meno di 40 anni perché le generazioni precedenti lasciano pochi spazi di manovra. E non lo si può imputare alla pigrizia o ad un menefreghismo, ma il protezionismo ha generato una mancanza di ruolo sociale di queste generazioni.

A Nord-Est poco si parla di responsabilità individuale se non nelle occasioni che ne riportano il titolo e molto spesso arriva dall’esterno generando anche un poco di fastidio. Il pragmatismo misto creatività che ha sfondato nel mondo non sembra più di casa. Il bisogno di emergere è relegato molto spesso al consumo e all’approvvigionamento di status simbol che omologano le persone, impoverendo l’anima del confronto e della condivisione della conoscenza.

Ovviamente non tutto a Nord-Est è così cinico e triste, ma la ricchezza che si dovrebbe distribuire sul territorio, sta nelle tasche di una classe vecchia con principi e ideologie non più adatte al futuro e che non ha saputo crescere giovani capaci di incidere nello sviluppo sociale. Ci sono segnali giovani interessanti a Nord-Est, ma servono iniziative politico-istituzionali capaci di dare una tela bianca per immaginare il mondo di domani e collocare il ruolo del Nord-Est, non come serbatoio di voti, ma ancora una volta come fucina creativa che infonde virtuosismo a tutta l’Italia.

Serve anche un ruolo Europeo di quest’area, perché entri a far parte di una rete con gli altri distretti virtuosi e far decollare un ruolo dell’Europa traino delle buone politiche e di uno sviluppo sostenibile per tutte le aree nuove del pianeta. Serve quindi uno sforzo culturale e una selezione raffinata, come quella che si fa delle sementi migliori, ma si devono piantare subito in campo aperto perché possano crescere forti contro le intemperie. Servono aiuti alla formazione che alimentino a facciano crescere più velocemente il seme, starà al seme poi dimostrare di saper crescere alto in cerca dell’ossigeno e capace di guardare il sole.

Se la diffidenza e l'incapacità di ascoltare lasceranno spazio alla libera circolazione delle idee nel confornto si aprirà una nuova stagione ricca di successi, perchè in fin dei conti qui nel NORD EST stiamo bene si, ma potremmo stare molto ma molto meglio.

sabato 5 aprile 2008

POLITOMETRI come se piovesse




Noto che la rete sta crescendo anche per tutti quelle occasioni di partecipoazione che vengono create ed ecco che in momento di campagna elettorale nascono modi diversi di esprimersi.

Ma sempre davanti al proprio schermo ... manca indubbiamente il confronto, l'opinione al bar, a scuola, davnti alla macchina del caffè in ufficio, in corridoio.

la stampa / la repubblica / dimmi chi sei

martedì 1 aprile 2008

La crisi della politica e la via d’uscita in un patto generazionale











Tutto è marketing, non solo al supermercato o sul magazine.

La crisi che attraversa la politica è la stessa trasformazione che il mercato del consumo ha passato nei “favolosi anni 80”. Ricordo tutti quei messaggi singoli, semplici e straordinari (mi manca una s per definire la regola della 4 s come le 4 p del marketing) che fornivano risposte nuove a nuove esigenze. Chi l’ha capito meglio anche in politica, al solito, è chi con il marketing ha fatto le sue fortune proprio negli anni ruggenti e ha proclamato allo spasmo il messaggio politico alla stregua del Dixan (che più bianco non si può!). La strategia doveva far leva sui punti deboli della politica (la macchia di sugo che non se ne va via) e quindi l’ideologia, che se per anni ha riunito le folle, oggi è ingombrante e sinonimo di mancanza di libertà. La ribellione simbolicamente vittoriosa con la caduta del muro di Berlino ha aperto alla nuova non ideologia dell’appartenere al bello, al fantastico, al successo, tradotto tecnicamente e praticamente nel consumismo (che guarda caso è simile a Comunismo, consumare tutti).

Il danno maggiore (culturale) del Consumismo è quello di aver fatto percepire al consumatore di avere un grande potere e di essere libero di scegliere. Ma questa idea risulta tanto utopica quanto altre ideologie, perché la differenza è che il potere si sposta da una idea di uguaglianza estrema ad una idea di libertà estrema fasulla, gestita con la psicologia di far leva sui bisogni secondari e farli diventare primari. Ecco che anche la politica nel momento della crisi del 92 (mani pulite) ha dato questa illusione e con abilità il più bravo si è messo a guidare il sentimento. Neanche chi aveva fatto grandi proclami di rivolta è riuscito ad incidere (il movimento della Lega), perché la credibilità non passa per i linguaggi del “o con me o contro di me”, ma per la relazione diretta (verticale) stabilita con l’elettore per quel patto elettorale a cui affidarsi. Quindi se poi il detersivo non ti lava la macchia ne sceglierai uno nuovo.

In teoria, perché poi un buon marketing manager stabilisce già qual è la strategia per trovare la nuova prospettiva, il nuovo prodotto da vendere (il Dixan nuova formula). E pazienza se nega la prima promessa o la stravolge, il tutto è fatto “per darti una nuova opportunità”! Si, eccola la promessa delle promesse: questa è la tua Opportunità! La parola più bella e maledetta del nuovo secolo.Quindi dagli anni ‘80 al 2006 un buco nero? Si ma non solo per furberia e abilità di una parte, ma anche per incapacità e ingenuità dell’altra (Centro Sinistra) che si è persa più in botanica che in concretezza di idee.

Ovviamente ne parliamo in una forma bi-polarizzata, ma del resto è lo scenario più plausibile per le “democrazie moderne”. Anche su questo si dovrebbe riflettere parecchio, la polarizzazione che accende la competizione rissosa in ogni dove, ci pone su due schieramenti opposti, non solo tra partiti e personalità, ma tra le persone, tra ruoli, per la strada. Il consumatore/lavoratore contro il commerciante/evasore, l’imprenditore che suda verso il funzionario pubblico/fannullone, il riformista contro il religioso. E così la società divisa in due parti, di volta in volta trova il nemico a cui addebitare tutte le colpe, salvo poi non riconoscere le proprie e quindi coprendo le più grandi nefandezze, a tutti i costi, finché morte non ci separi (la morte mediatica ovviamente).

E quindi trasversalmente ci sono i buoni ma ci sono soprattutto gli inciucioni, che arrivano allo scontro, ma siccome di compromessi poco puliti ce ne sono e di piani di potere segreti altrettanto, rimane questo un bipolarismo scenico, dove tutti han capito che è il ritmo che attira le folle alle elezioni. Non esiste al mondo una nazione con tanti talk show politici come da noi, anche le TV locali hanno i loro dibattiti con insulti e bar sport, dove i presentatori fanno i Mentana de noantri.

Tornando all’incapacità dei politici, sostengo che la mancata entrata di figure realmente nuove, con nuovi stimoli, capacità, senza retaggi del passato, revisionismo e logiche di suddivisione dei poteri, abbia generato una involuzione in una parte politica (solitamente allineata e rappresentante la classe più debole). Solo dieci anni dopo ha dovuto riconoscere che in quell’area l’unica chance era aggregare le forze e dare una casa a molte richieste singole per renderle trasversali e combattere così la strategia della divisione. Sembra una contraddizione, ma la risposta migliore era di riprendere il modello del PCI e riformarlo in chiave moderna. Una grande aggregazione di forze con una missione ben più specifica, che sapesse incidere con maggior efficacia sui bisogni di risposte multiple alla società, riuscendo a far fronte al consumismo dilagante, all’ostentazione del potere mediatico come nuova valorizzazione delle persone. E invece anche a sinistra la logica della visibilità ha fatto da elemento di rottura tra forze sempre più piccole, trasformando quelle che erano correnti all’interno di movimenti (fisiologiche in ogni democrazia) in organismi di potere e rappresentanza con visibilità e mezzi finanziari. Da qui è partita una escalation che ha trasformato gli ultimi 15 anni della politica in occasione di business come neanche la DC aveva saputo fare. Si spiegano così le grandi partecipazioni al sud nelle liste elettorali con stipendi ai consiglieri (perfino quelli di quartiere) da capogiro. Oppure il proliferare di aziende di servizi multi-utility (sempre più mono che multi) che producono consigli di amministrazione eletti da politici in carica, raccontando la favola della razionalizzazione degli sprechi e non considerando mai la strategia della risorsa che si andava a mettere all’asta (l’acqua, il gas, i rifiuti, la telefonia, le poste) che sono la fonte di vita primaria dei cittadini.

Nessuno nell’arena comunicativa è in grado, se non a posteriori, di fare analisi sui messaggi debordanti che vengono lanciati dai media e che non tengono in considerazione nessun aspetto sociale. Tutti sono schierati contro qualcuno o al limite a favore di un argomento o di un progetto che trova riscontro nel proprio target, giusto per vendere di più. Ecco la seconda parola che ha rovinosamente trasformato nel profondo la società: ognuno di noi è un “target” (anche se già morta nel marketing) e come tale ha una scheda che ne profila non solo gli interessi ma oramai prevede quale possa essere lo sviluppo futuro di quel prezioso contatto. E cosa rimane da fare? Inventare nuovi bisogni, in linea con il profilo del target e proporgli quello di cui lui non ha bisogno oggi ma domani per far si che il brand gli rimanga bene in testa. Brand memorizzato = successo garantito! (Just do it)

E nella politica sarebbe bastato avere qualche comunicatore di cui fidarsi in più con un po’ di etica in corpo, per far partire messaggi che avrebbero migliorato uno stato sociale allo sbando e invece ci ritroviamo qui come cani da guardia pronti ad addentare il vicino, la moglie, il collega o a nasconderci in continuazione per far fronte ai debiti culturali ed economici.

La soluzione che individuo, la strada da percorrere, è in mano unicamente alle generazioni giovani. Sta crescendo nel nostro paese una nuova rivoluzione culturale, che per prima cosa non segue più queste logiche disfattiste del ceto politico che oggi ci rappresenta. Serve coraggio e passione che ancora faticano ad entrare, ma la scommessa passa per la rete intesa come sviluppo di contatti e di relazioni su una base di libertà ed uguaglianza. L’ossimoro di cui ho ascoltato quasi commosso da Giuliano Amato, in un giorno freddo bolognese, è la strada che ci può condurre verso una rinascita del pensiero italiano. Coniugare parole apparentemente diverse se non opposte è l’unica possibilità di uscita dal rischio baratro sociale. Tanto quanto uguaglianza e libertà lo sono.

Non voglio passare certo per disfattista, ma il disastro è oramai palpabile, quasi che ci fosse una forza negativa che ci stesse prendendo tutti, come se la nave avesse già cominciato a imbarcare acqua e ci ritroviamo con il secchiello a ributtarla fuori. Dobbiamo trovare una nuova riva a cui aggrapparci per riparare la nave. Credo ci sia un’impostazione sociale sbagliata di come si pensano e si creano strategie per il domani. Non possiamo ricondurre tutto all’economia per misurare sempre in modo “facile” ogni cosa. Non tutto ha un prezzo, un costo. Non ogni ragionamento può farci prendere decisioni che richiedono coraggio se anteponiamo l’efficienza dei numeri. Dobbiamo arrivare ad un “patto delle nuove generazioni” per cambiare questa stupida distruzione nella rinascita che ci meritiamo.

Non sappiamo più immaginare, percepire i cambiamenti, sognare il nuovo mondo? Non è più tempo di aspettare, di mediare, serve scegliere, serve partire .

Serve che le industrie facciano scelte che siano socialmente responsabili e non per il bilancio economico (o non solamente), ma soprattutto per il prodotto che viene immesso sul territorio, il suo significato sociale, il suo impatto culturale, la sua necessità o la sua superflua esistenza. Con la giustificazione che poi il mercato farà da giudice, si riporta sempre il timone sull’economia e non sulla valutazione della qualità sociale.

Per portare un esempio, Ernesto Assante scrive nel suo blog (http://assante.blogautore.repubblica.it/2007/06/07/vacca-e-la-emi/) un esempio lampante di ciò che per esempio major discografiche propongono sul mercato per i loro target giovani. Ma è mai possibile che non ci siano altri “progetti” più intelligenti? Se Fabri Fibra e tutta la sequela di rapper con la terza media diventano il trend simbolo della musica italiana per i giovani, non credo ci sia spazio per ragionamenti costruttivi, che tengano anche al loro interno sensibilità e passione. Mi si obbietterà che per molti la musica è un “passatempo”? Non condivido anzi, credo che siano tra gli elementi che aiutano una generazione a crescere a FORMARSI e quindi i ragazzi di oggi, faranno ragionamenti superficiali magari urlati, pieni di colorito slang che ammazza una lingua italiana in favore del linguaggio che restituisce 20 significata con uno unico vocabolo. Per restare nella musica non c’è solo De Andrè o Ivano Fossati, ma Frankie Hi NRG, Daniele Silvestri, Progetti come Scisma, Afterhours, Baustelle, Cristina Donà, Tricarico, che potrebbero avere più prestigio se le major scommettessero su progetti che vadano più in “profondità”.

Ecco che se una rivoluzione culturale giovane si mettesse in moto ci sarebbe ancora speranza per il nostro futuro. La sensibilità di un giovane è ancor impermeabile dalle logiche del compromesso a tutti i costi, ha in se, nella sua natura il bisogno di capire e non accettare supinamente ogni cosa. Dobbiamo rimettere il valore della responsabilità davanti ad ogni ragionamento, in ogni scelta.

Con quale visione si costruisce una arteria stradale? … per servire meglio un distretto industriale?

Con quale idea si decide di finanziare la formazione industriale o artigianale? … perché possa aumentare la produttività? Ancora … e dove vogliamo smaltirli tutti questi prodotti? Ma è possibile che le industrie degli elettrodomestici continuino a produrre e ad aggiornare prodotti ogni 3 mesi, inducendo i consumatori a cambiare continuamente il loro habitat? E poi lo smaltimento? Allora servono responsabilità di chi acquista e di chi produce, servono regole più ferree, serve che l’industria produca beni che diano un reale vantaggio al consumatore su alcuni principi fondamentali, non sugli accessori, sugli optional. Ci sono tecnologie nel cassetto che ci potrebbero far fare salti in avanti di 10 anni e risolvere problematiche ambientali enormi, ma finché tutto ciò che viene deciso ha dietro una analisi di puro profitto, non andiamo da nessuna parte.

Guardo con favore alla rete perché mi fa crescere e fa crescere ogni persona in modo sempre più rapido e con informazioni più vere meno da talk-show. Ci sono idee nuove, applicabili che chiedono solo un po’ di coraggio e ci sono esempi di successo diventate tali perché gli utenti si sono connessi e hanno reso credibile un progetto. I blog, Youtube, 2nd life, sono tutti progetti straordinariamente sociali. Chi partecipa alla rete, guarda con occhi diversi tutto ciò che ci circonda. Da meno importanza alla TV, a questa TV, in favore di progetti più interessanti che riescono a definire in ognuno un ruolo. E allora ecco che i servizi free e tutti gli open source sono una risorsa impareggiabile per far partecipare ognuno alla costruzione di un nuovo mondo. E la rete passa oltre i campanili, non ha barriere culturali mette in relazione persone con le proprie idee e sensibilità, per quello che sono realmente e anche virtualmente.

Se deve restare tutto marketing cresca quella minoranza di “markettari” che stanno facendo crescere un nuovo approccio al mercato, che quando si trova ad dover raccontare una storia per convincere il consumatore, lo faccia consapevole che questa non danneggerà un territorio, un fiume, una città, i polmoni, gli occhi, l’udito, il gusto, … ma produca una evoluzione importante e crei un’opportunità reale e buona. I “markettari” sono indispensabili nel far prendere una direzione diversa a questo sviluppo insostenibile. Io mi sforzo di essere uno di loro.

lunedì 29 ottobre 2007

FAR POLITICA BLOGGANDO

posto la mia risposta su Milania qui. Lo spunto di Aleotti è al solito interessante

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Credo invece che la rete, al solito, venga sottovalutata soprattutto dalla intellighenzia che vede sottrarsi sotto i piedi il potere della conoscenza.
Politica è partecipazione, sia essa direttista o rappresentativa. Le regole sono definite più propriamente da CHI è stato eletto, certo, ma sono le modalità che cambiano lo scenario e gli stessi CHI incorporano credibilità.

La rete è il luogo (non fisico) dove ci si scambiano opinioni, testimonianze, anche e fortunatamente per chi non ha i mezzi per partecipare.
Il valore dei contributi poi, trattandosi di opinioni, non è nei filtri o non propriamente nel filtrare, ma nel moderare e nel richiedere per esempio una iscrizione, che equivale a lla responsabilità per ciò che si esprime. Comunque è proprio nei casi di maggior successo che poi si annidano i detrattori, le critiche distruttive e gli sberleffi o le autocelebrazioni deliranti, ma questo è comune a tutti i successi.

lunedì 15 ottobre 2007

AFTER YOU VIRAL OUTING …. ( via Fluido)



Torno al mio odio/amore per la comunicazione e il marketing con una risposta al post di un bloggerfriend che mi ha convnto a postare pubblicamente. Leggi il post di Fluido e la mia risposta li e qui sotto

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AFTER YOU VIRAL OUTING ….
Proprio fluidamente passi per la vita di molte persone che fanno il nostromestiere e per molte questioni che prendono la pancia e poi la testa dialcuni.Sono sempre di più quelli che entrano in connessione con la cara eterribile comunicazione e molti sono extra (comunitari, terrestri,settore, …) ma questo che tu butti nel piatto oggi va oltre il tecnicismoe i dettagli di cui parli.A mio avviso le IDEE stanno nella parte non definita anche se nonoriginali, ma morfizzate, trasposte, copiate … e il co-cr-mktg esiste dasempre, ma non è mai stato decifrato.
A mio avviso è centrale nell’outing e in cui mi riconosco, il concetto delcliente/utente/consumatore sono tre definizione che vogliono definire unaPERSONA in stati diversi della sua quotidianità, certo ma l’idea di basedel marketing qual è? a)FOTTERLO b) USARLO c) SODDISFARLO
Tutti noi conosciamo aziende/brand che comunicano con scopi diversi, ladifferenza è proprio qui e qui si trovano i fallimenti e i successi delmarketing. C’è chi fottendo i clienti ha fatto soldi, chi informandoli echi usandoli, ma allo stesso modo hanno fallito aziende che hanno adottatole stesse tecniche.
Purtroppo per una passione personale arrivo sempre a ragionare da un puntodi vista sociologico e vedo nella crisi sociale/popolare riflessa anche lacrisi anche del marketing.Messaggi, credibilità, casualità, purezza, compromesso, …siamo in attesasempre di panacea che aiuti a respirare per un po’ di tempo. Lasperimentazione non è più credibile, l’originalità inesistente. Bisognaridefinire i significati delle parole io stesso ho usato termini del tuttoinadatti a quello di cui voglio parlare e questo genera confusione ecomplessità.
Concordo che la SEMPLICITA’ debba essere la regola di sempre del marketing. Per esempio, chi vince le elezioni in genere? La base del populismo edella demagogia è la semplicità, non la sperimentazione, non ladialettica. Starbucks è accogliente e semplice nella sua disposizione enel suo approccio. McDonalds è easy! Genialloyd è per tutti!
Il mio outing è più spostato sulla credibilità che il marketing e piùspecificatamente i comunicatori hanno perso. Ma chi sono i comunicatori?Professionisti della comunicazione o agitatori del consumo e del trash?Toscani è un comunicatore o un performer? Seth Godin è un guru delmarketing perché analizza i comportamenti delle persone e da spietatoqual’è definisce tutte bugie?Perché la mia brnad identità dev’essere diversa da tutte? Non è chespingere più in là il confine sia deleterio al proodtto stesso? Ildistinguersi per forza a tutti icosti porta le aziende ad occuparsi disettori e materie inconciliabili producendo dispendi enormi e consumatorivittime.
Applicare in modo matematico il Marketing è difficile per la sua mutazionecontinua, lo si può fare se si parte dalla conoscenza e dal suo intrecciosui comportamenti. Ecco se si pensa ad un marketing che sostienel’evoluzione dell’uomo mi ci riconosco ancora, se lo si pensa per il suosfruttamento non più. Ho già preso, ora dobbiamo avere il coraggio di daree nessuno meglio di chi ha affrontato queste discussioni interne lo puòfare.
Mi fermo alla parola che riunisce secondo me semplicità e credibilitàperché vi appartengono.SOSTENIBILITA’ me l’ah espressa tu in quel aperitivo estivo. Credo valgala pena di prendere questa strada perché porta a concentrare le forze(sempre meno disponibili) contribuendo ad una sana evoluzione dell’uomo.
Ciao,Stefano (…mi sa che a nonno ti ho superato:-)

venerdì 28 settembre 2007

BURMA FREE - Orrore e tragedia

“In support of our incredibly brave friends in Burma: may all people around the world wear a red shirt on Friday, September 28. Please forward!”

“A sostegno dei nostri amici incredibilmente coraggiosi in Birmania: venerdì 28 settembre indossiamo tutti quanti, in tutto il mondo, una maglietta rossa! Per piacere, mandatelo avanti!”



Riprendo solo per questo importante momento che mi tocca nel profondo.
C'è tanta stupidità umana, non solo di chi usa violenza contro i gesti di pace, ma anche di chi non sa reagire con la forza necessaria come le Nazioni Unite per il veto assurdo di paesi che sono in palese conflitto di interessi.
Non sopporto le scene viste in tv e mi riportano a tante altre scene che ho visto. Ma oggi la rete mi da ancora più forza di indignarmi perchè si può misurare l'indignazione.
Ci sono momenti in cui non si può stare zitti, che non ce la si fa a non dare un segnale di appartenenza al gruppo di chi vuol veder finre queste tragedie.

Un vestito rosso, un messaggio su una t-shirt, sul vetro dfella propria auto, sul balcone di casa, un blog, ..... servono segnali di partecipazione e indignazione.

http://www.burmacampaign.org.uk/

26-07-2007



appello per liberare Aung San Suu Kyi

martedì 11 settembre 2007

TILT!


Forse le trasmissioni riprenderanno il più presto possibile. Ho bisogno di pensarci un po' su!



domenica 9 settembre 2007

Cambiare idea? .... è strano ma fa bene.

In relatà non è un cambio di idea di fondo, anzi le mie idee si rafforzano ogni giorno, ma ho guardato e discusso con attenzione anche su altri candidati del PD. Ne è nato un gruppo che sostiene Rosy Bindi. Sia chiaro non è il mio ideale, neanche Adinolfi lo è, ma incarna una battaglia da proseguire, da mantenere viva proprio per la sua onestà intellettuale. Magari sarà un po' vittimista, è vero, credo però che abbia molti pregi e devo dire che sarebbe il primo segnale importante se ci fosse una donna a capo del PD.

E' cominciata così un'avventura bassanese per entrare nelle assemblee - nazionale e regionale - del PD e assieme un blog (http://pdbassano.blogspot.com) in cui apriamo il dibattito locale.

Ci sono punti da chiarire, primo fra tutti il candidato regionale Veneto che stasera è stato ufficializzato (il Senatore Giaretta) con un plebiscito ancor peggiore di Veltroni. Io non capisco di cos'hanno paura nell'avere più candidati, Specie in sto povero Veneto senza risorse oramai.
MA ce la giocheremo in assemblea, non pensino di mischiare le carte un'altra volta, altrimenti altro che V-day.

mercoledì 22 agosto 2007

idee d'estate (malsane)

Ho risposto alla lettera del Consigliere (giovane) Gianesin sul progetto di Bassano Provincia, cercando di evidenziare: 1) la proposta di base, 2) l'attuabilità rispetto ai politici bassanesi, 3) la contraddizione del tutto, ... augurandomi comunque che i giovani trovino sempre più spazio e vigore. Anche gli altri!!

100, 2, 0.
Si può fare Adinolfi, anzi, si deve fare.


--- la risposta ---

Su ciò che Gianesin scrive del progetto “Provincia di Bassano”, mi trovo in disaccordo sulla linea e sulle premesse. A mio avviso si confondono piani diversi mescolando le necessità di un territorio, con i sentimentalismi di antipolitica. Ma serve fare un excursus sui passaggi e lo scenario politico, considerando i problemi di rappresentanza come peraltro ha fatto lo stesso Consigliere bassanese.

Rilanciare il progetto aggiunto di autonomia locale simile alla vicina Trento, lo sento più uno slogan populista difficilmente realizzabile. Indebolito ancor di più nelle sue fondamenta proprio per il riferimento ai vicini. Sull’autonomia trentina si fanno affermazioni che fanno capire quanto noi ci basiamo sulle informazioni di superficie, senza analisi approfondite su ciò che era, ed è ora quel territorio. Il tanto bramato paradiso oramai non è più così vantaggioso come lo si dipinge e vanno spiegati sempre bene i motivi che stanno alla base di quella decisione storica, oltre che politica e culturale, determinata a non danneggiare un’area montana di difficile sviluppo. Sono stati bravi i trentini poi ad organizzarsi e a saper sfruttare al meglio una condizione del tutto particolare. L’industria è sviluppata con criteri precisi e con un programma politico ben guidato. Sono nate aziende interessanti e si sviluppano programmi culturali che tendono a valorizzare il territorio.

Ma ripercorrendo la recente storia sul progetto di Bassano provincia, non si può non ricordare che la maggioranza bassanese, avrebbe dovuto avere grandi possibilità di approvazione dalla medesima appartenenza della maggioranza della Giunta regionale guidata da Galan. Ma su questo si è spiegato poco o nulla additando a posizioni personali – poco credibile come scusante – l’insuccesso e poco si è parlato anche della conduzione del progetto da parte dei promotori politici, alquanto lacunosa, che non è riuscita nemmeno a presentarsi unita con i comuni che avrebbero dovuto far parte del progetto.

A molti è sembrato un progetto calato dall’alto di cui neanche si conosce l’interesse reale dei cittadini e allora mi chiedo perché non chiederglielo? Perché non scomodare il cittadino bassanese dal torpore, facendolo esprimere su questa e su altre questioni? Perché non aprire al confronto cittadino le opportunità di una provincia autonoma?

Credo siano altre le logiche che abbiano bocciato il progetto in questione. Il problema lo intravedo nella mancanza di leadership, debole e latitante da anni, incapace di coagulare un territorio non per rispondere a soli interessi esclusivi, ma per progettare il futuro di un territorio bello e ricco. Invece si leggono divisioni sul territorio tra primi cittadini che riportano tutto alle “nostre dimensioni”, quelle di una cittadina di provincia che avrebbe aspirazioni di diventare grande, ma che per ora non ne ha le capacità. Gli investimenti ritardatari sulle opere sono una mancanza storica di quest’area che non ha avuto grandi rappresentanze nelle stanze dei bottoni, ma fino a quando staremo a lamentarci di questo non concluderemo molto. E poco diventa credibile ogni progetto di autonomia se neanche abbiamo la capacità di ammodernare la linea ferroviaria e la stazione relativa o se non si riescono a trovare soluzioni che migliorino la Valsugana. Ricordo che per altre aree del vicentino le soluzioni si son trovate.

I bassanesi che frequento vedono il progetto di Provincia con diffidenza e non come opportunità. Certo capisco quanto sosteneva il comitato promotore sulle risorse che vengono destinate e quindi da sfruttare, ma si aprirebbero situazioni politiche complesse e insopportabili per le popolazioni di quest’area poco in sintonia con i centralismi vicentini, veneziani o romani che siano. Si dirà che la Sardegna ha avuto province “imbarazzanti” per dimensioni e qualità, che appaiono più come distretti di voti, vogliamo arrivare a tanto anche noi? Perché invece non andare oltre questi organismi e consorziare servizi -non alla Etra però – tra comuni dell’area. L’alto Vicentino l’ha fatto con leggi regionali. Il progetto Esagono è un esempio interessante che nelle sue intenzioni vorrebbe valorizzare il territorio per le sue migliori caratteristiche. Perché non farlo anche con servizi che diano maggiore efficienza? Su questo sì che troveremo concordi i cittadini tutti, ma vanno fatti progetti concreti che analizzino bene la situazione territoriale, e che vengano discussi pubblicamente, non servono tempi lunghi ma un piano strutturato.

Quindi la palla è tutta alla politica che mi sembra invece da noi non brilli per grande visione e sarebbe lungo parlarne. Un progetto di una provincia autonoma deve avere requisiti “particolari” che personalmente non vedo e non comprendo. Certo non possiamo fare una provincia per le problematiche dell’Altipiano ma vedo che fa comodo tenerlo stretto quando comoda e abbandonarlo quando si tratta di migliorare i servizi come trasporti e sanità. Neanche Belluno che Provincia lo è già riesce ad arrivare all’autonomia con tutte le credenziali di diversità e particolarità che quel territorio ha. E sull’efficienza, non vedo come aumentare il carrozzone pubblico di altre spese possa essere la soluzione migliore. Capisco il disagio, la sofferenza – che è molto cavalcata di questi tempi – di un popolo da sempre diffidente con la classe politica nazionale, ma la svolta di questo territorio non può avvenire, se prima di tutto non si fanno dei ragionamenti di ampio respiro che vadano oltre la convenienza. La soluzione di chiusura del territorio con l’autonomia, sarebbe a mio avviso un problema di gestione politica e un arretramento culturale che rischia di non cogliere occasioni che oggi vanno oltre i confini nazionali, mescolandosi all’Europa. Perciò vanno trovati gli stimoli perché una cittadinanza si attivi e non solo per protesta, servono energie positive, serve coinvolgere forze produttive e di pensiero su un progetto da definire assieme.

Ho apprezzato pur se divergente dalle mie posizioni, l’intervento di un giovane bassanese prima che Consigliere e mi auguro sia possibile il confronto con tanti altri per far ripartire il territorio del futuro che non può essere solo il PAT. Son convinto che la parte più giovane sia pronta a diventare protagonista, serve il coraggio, l’apertura, la passione e un senso di rispetto verso gli altri.

giovedì 2 agosto 2007

2 AGOSTO 1980




http://www.youtube.com/results?search_query=strage+di+bologna


27 ANNI FA LA STRAGE DI BOLOGNA.

Il mio ricordo di bambino che guarda gli adulti increduli e con un senso di vergogna per un atto così disumano.

giovedì 26 luglio 2007

INTELLIGHENZIA CERCASI

Se cerchi referenze, spunti, idee, dove vai? ... a chi ti rivolgi? a quelli che ne sanno più di te! no?
Su Milania ne parlano in modo più profondo.


Si può fare!

Tutti per il nord e i giovani senza confini

Mah, come non si fa ad essere d'accordo. Però caro il nostro filosofo venexian siamo convinti che non ci stiamo parlando addosso? Io comunque sto alla piazza e sento i malumori, sempre più rumorosi contro questo governo e questa coalizione immobilizzati dalle porcate e dal conservatorismo. Che fare? Andare oltre si può? credo di sì, Adinolfi ne è un esempio, l'unico fuori dagli schemi, dalle righe e over anche nelle dimensioni. La rete, i blogger, la rivoluzione culturale sta camminando, ma gli altri non se ne accorgono ... SI PUO' FARE!




"Cari Democratici presenti e futuri!
Mi spiace davvero non poter essere con voi insieme a Walter quest'oggi. Sapete, temo anche troppo bene, come la pensi sul Partito Democratico, annessi e connessi. Finalmente il cantiere si è davvero aperto e, bene o male, da qualche parte la "navicula" arriverà (o naufragherà, ma un saggio diceva "naufragium feci, bene navigavi")... Purtroppo la candidatura di Veltroni,
che io sostengo con convinzione, non sarà in grado di per sè di cancellare il pauroso "deficit" di dibattito politico e ancor più culturale che ha caratterizzato questi mesi.
Mi auguro che da qui al fatidico 14 ottobre (speriamo diventi festa nazionale!) tutti noi si faccia ogni sforzo per definire in termini non equivoci (continuando col latinorum: "simplex sigillum veri") le ragioni di fondo per la nascita del nuovo partito e la sua strategia. Le prime non possono certo ridursi all'esigenza di un astratto bipolarismo; la seconda non potrà certo essere una "ricetta" per mediare, magari più efficacemente, i vizi di ciascun membro dell'attuale coalizione di governo.
Non abbiamo bisogno di nuovi compromessi, ma di reali decisioni. E ciò vale per tutte le materie sulle quali il governo Prodi naviga a vista e in evidente sofferenza. Ma a me, come sapete, stanno ancor più a cuore le ragioni di fondi che dovrebbero averci spinto alla costituzione del nuovo Partito, perchè su queste davvero credo si aprano prospettive nuove per la politica del nostro Paese e non solo. Bisogna comprendere la novità di una sintesi tra il pensiero politico di ispirazione lato sensu socialista e la tradizione personalistica del cattolicesimo popolare. E' un tentativo che viene da molto lontano, ma che certamente oggi occorre declinare in termini originali, fuori dagli schemi delle vecchie ideologie e della geopolitica tramontata definitivamente con la fine degli anni 80.
Questo lo scenario generale, nel cui contesto qualificare la candidatura di Walter, senza "nuovismi" che suonerebbero ridicoli, senza ammicamenti di genere o di età come mi
sembra indulga a fare qualche altro. Ma un altro aspetto sarà essenziale per rendere convincente e forte tale candidatura. Si tratta della cosiddetta "questione settentrionale", che va intesa come il problema essenziale dell'intero Paese: l'abisso che si sta spalancando nelle aree economicamente più forti e nei ceti più innovativi tra i "tempi" della politica e dell'amministrazione, da un lato, e le esigenze dettate dalle trasformazioni economiche e sociali, dall'altro.
E' nel nord, ovviamente, che questa crisi va drammaticamente accentuandosi, ed è al nord anzitutto che occorre dare ad essa risposta. E' perciò necessario che la candidatura di Veltroni sia sostenuta da una rete di liste tra Piemonte e Trieste, collegate tra loro da una precisa piattaforma programmatica. Ed è necessario che insieme a Veltroni decidiate fin da oggi quali sono i referenti politici nelle diverse regioni che garantiscano il coordinamento e l'omogeneità
di tali liste. Se tali condizioni non si realizzassero, la candidatura di Walter non otterrebbe in queste regioni il successo certamente possibile; si correrebbe il rischio di dar spazio a demagogiche critiche di sapore localistico ("il Sindaco di Roma...", etc.), ma soprattutto mancheremmo l'occasione di radicare all'interno del dibattito nazionale e del programma del nuovo partito il problema del nord e del ruolo complessivo delle autonomie locali.
Spero che teniate conto nel vostro dibattito di queste mie povere idee, fino alla nausea ripetute da anni a questa parte, e in attesa degli esiti dell'incontro, cui partecipo toto corde, vi saluto con stima e amicizia. Massimo Cacciari "

venerdì 20 luglio 2007

VERVE POLITICA

Allora: di cono iMille degli Under 40, poi i giovani che sta raccogliendo Giacchetti a zonzo con il camper, immagino che i giovani DS non si facciano scappare l'occasione e Letta, un po' di giovani li potrà pur raccogliere. Enrico? .. se ci sei batti un colpo?

Quindi c'è movimento, eppure vedo troppo allineamento, nessun protagonismo, solo qualche slogan piazzato qua e la con qualche nuova opzione, ma piattaforme di rigenerazione della politica nessuna (Adinolfi escluso) Obiettivamente il problema è il livello nazionale della competizione che necessita di salire su carrozzoni mediatici altamente stressanti e dove gli outsider partono senza risorse e senza l'abitudine a dibattiti e necessarie presentazioni di rito.

Io sono favorevole a che queste liste giovani crescono ma ci vorrebbe una dimensione locale, altrimenti nella costituente ci saranno quei giovani rampanti che cercano più probabilmente un posto al sole, con lauti compensi. La dimensione locale invece necessita di confronti più terreni e necessariamente orientati alle risposte semplici e pratiche.
La politica parte da qui, o dalla rete dove si può instaurare un dibattito molto più franco che davanti a telecamere o un grandi riunioni. Ma pensando a risultati la rete è ancora poco conveniente.

Non so, io vorrei buttarmi, son li per fare il passo ma poi mi dico, ne ho le capacità, ... sto alla porta disponibile nella manovalanza per un progetto a cui credo in pieno. Ma voglio il candidato credibile, senza ombre o falsi moralismi. Intellettualmente onesto e senza ricatti alle spalle.

Quello che probabilmente non vincerà ma su cui potrò fare la mia battaglia locale senza appartenere ad alcuna corrente, solo per il gusto di contribuire in modo attivo alla nascita di un nuovo futuro. Cento, due, zero

Vorrei sentire la rete muoversi, .....Mork chiama Orson rispondi Orson.

mercoledì 18 luglio 2007

ADINOLFI, il candidato della rete




Beh, che boccata d'ossigeno. Ieri ho postato un po' su iMille per dare un po' la spinta ad una presenza della rete ed eccola qua. Non è sicuramente il più conosciuto dei candidati, ma del resto di quanti blogger conoscete la faccia? Ma è tra i più autorevoli e meritevoli di attenzione. E questo è un punto a favore rispetto a Rosy che non scrive se non dopo approvazione ecclesiale, a Walter che scrive solo se c'è un Festival di Musica, l'Africa, Roma e i Beatles, Colombo che scrive contro il Biscione e forse Letta che scrive solo per l'elite. Ergo Adinolfi è il più popolare perchè scrive al popolo (della rete certo) più diverso, senza etichette, con sentimenti diversi e capace di costruire e muoversi come nessun altro al mondo. Io mi candiderò nel mio territorio per Adinolfi, non vincerò mai, ma mi farò un sacco di esperienza e allargherò i miei confini. Grazie Mario.

Ps. Mi auguro che Sofri & C. si muovano da subito.

lunedì 16 luglio 2007

piscina fai da te

son partito scettico, un po' sulle mie, ma poi l'ho comperata (ovviamente dopo un confronto sul prezzo della concorrenza) e così arrivato a casa, ho seguito le istruzioni. Pulire bene il fondo e togliere eventuali asperità, (non ho messo il telone, lo metterò!), montare con attenzione, controllare se il pavimento è orizzontale inserendo 3 cm di acqua (lo è), inserire l'acqua e tirare bene il fondo per togliere le pieghe che potrebbero danneggiare la piscina. Beh c'era anche un dvd, fatto un po' artigianale, ma veramente interessante, che mi ha fatto venir voglia di comprare anche gli accessori, retina, miscelatore, scaletta, scivolo per le bimbe, ...
Giudizio marketing classico
- Needs 10
- Packaging 2: anonimo cartone bianco con foto d'insieme
- Istruzioni 10: istruzioni tecniche + dvd veramente esaustivo e con sufficienti particolari
- Intuitività 8: ben organizzato il contenuto e dopo un'occhiata alle istruzioni si parte e si monta in mezz'ora
- Percezione del prodotto 4: dalla poca grafica e presenza scenica sembra di serie B invece tiene bene
- Costo Basso (8) : è onesto per quello che da come percezione, ma il valore tecnico è più alto
- Brand 3: inesistente fino a che non monti il prodotto ed è scritto su un fianco bianco sul azzurro. Io l'avrei messo sul fondo.
- Cross Selling 6: solo nel dvd e son sicuro che c'è chi non lo guarda. Se ci fosse una brochure con i prodotti fotografati nell'azione d'uso (anche sulla scatola) tutti ne comprerebbero almeno uno. Poi neanche la commessa me li ha consigliati.

Totale: secondo me potrebbero venderne di più. E se inserissero messaggi del tipo "torni a casa e dimentichi le tue giornate disastrose" potrebbero impennare i fatturati.

Personalmente: il più bell'acquisto degli ultimi 3 anni.